Presentazione delle Rivista

di Nicola Bottiglieri

Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non
un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un
mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma
una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare
sul Mediterraneo significa incontrare il mondo
romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città
greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam
turco in Iugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso
dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta
o alle piramidi d’Egitto. Tutto questo perché il Mediterraneo
è un crocevia antichissimo. Da millenni
tutto vi confluisce: bestie da soma, vetture, merci,
navi, idee, religioni, modi di vivere. E anche le piante.
Fernand Braudel

Il Mediterraneo è uno spazio geografico fatto di terre e di acque che va dallo stretto di Gibilterra al Mar Nero ma è anche il luogo dove è possibile ritrovare le radici dell’Occidente.
Il quale ha mostrato il suo valore quando ha saputo creare un equilibrio fra le diverse culture sviluppatesi sulle sue sponde. Per questo motivo la storia del Mediterraneo non può essere ricondotta alla descrizione di una ordinata successione di eventi, piuttosto vale la pena isolare momenti fecondi che nella loro singolarità possono illuminare porzioni di vita ampie e sfumate. Frammenti che riconducono a più ampie visioni d’insieme.
Attitudine questa, più consona al linguaggio letterario che a quello normativo di altre scienze umane.

Se volessimo rappresentare con un’immagine tratta dal mondo dell’arte della tessitura la realtà del Mediterraneo oggi, potremmo paragonarla ad un grande tappeto di colore azzurro nel quale i bordi, una volta riccamente istoriati, si sono sfrangiati e le figure si
sono sbiadite. Anzi, se non vi poniamo rimedio, la cimosa dell’antico tessuto continuerà a sfilacciarsi sempre di più, arrivando a disfare l’intero tappeto, fino a cancellarne i colori
preziosi e le figure che l’arricchivano. Gli aghi che ne devono “rammendare” gli orli non potranno mai essere i barconi degli scafisti, che muovendosi da un lato all’altro delle sue sponde sembrano riunire quanto fino ad ora è stato diviso, ma le azioni della politica e le penne degli scrittori che possono riannodare quanto fino ad ora è stato strappato.

“Rammendare” viene da ammenda che significa riparare. Rammendare è il contrario di buttare via, anzi significa far durare quello che c’è. Rammendare è quindi una filosofia di vita, un modo attento e parsimonioso di stare al mondo, un mezzo per conoscere il valore delle cose. Una attitudine contraria alla discarica degli oggetti e della storia.

Per comprendere il valore del “rammendo” prendiamo a prestito le parole di Enzo Piano, dove egli indica una strategia per ricucire il rapporto fra centro urbano e periferia delle grandi città, strategia che possiamo adottare per le differenti sponde del Mediterraneo
(Il Sole 24 ore, 26 gennaio 2014).

Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso
tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee nuove. I centri storici ce li hanno consegnati i nostri antenati, la nostra generazione ha fatto un po’ di disastri, ma i giovani sono quelli che devono salvare le periferie. Spesso alla parola «periferia» si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità?
Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città? Diventeranno o no urbane, nel senso anche di civili?

Il mare Mediterraneo ci parla con voce potente, perché il suo respiro arriva da un passato che si perde nella notte dei tempi. Noi che viviamo come “rane ai bordi dello stagno”,
non possiamo ignorare la sua voce, anzi dobbiamo ascoltare con più attenzione cosa racconta il respiro incessante delle sue onde. L’intento di questa rivista sarà quello di pubblicare scritture che abbiano come riferimento la variegata mappa culturale del Mediterraneo, sentendo nel cuore la nostalgia per quel mare nostrum che una volta riuniva i popoli di tre continenti e che ora è diventato un “cimitero liquido” che ingoia quanti cercano di attraversarlo.


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